martedì 13 marzo 2018

Scorie - Considerazioni post elettorali




All'indomani dei risultati elettorali, dai quali sono risultati premiati M5S e Lega, molti commentatori, dentro e fuori ai partiti sconfitti, soprattutto se "de sinistra", hanno sostanzialmente affermato che gli italiani hanno votato con la pancia, essendo dei creduloni che si sono lasciati ammaliare da promesse irrealizzabili.

Il che può essere in parte condivisibile, anche se in buona misura la stessa cosa si sarebbe potuta affermare nei confronti della quasi totalità dei programmi elettorali.

Tra l'altro, quando il PD raggiunse il suo massimo renziano del 40% alle elezioni europee del 2014, era da poco stato varato il provvedimento simbolo per eccellenza dell'era dello stratega di Rignano: gli 80 euro ai percettori di redditi medio-bassi, con una platea di circa 10 milioni di beneficiari.

Potrà risultare semplicistico, ma anche in quel caso pare che l'elettore medio italiano, sempre pronto a cercare un modo per consumare a spese altrui e incurante degli effetti a lungo termine dei provvedimenti fatti in deficit, abbia premiato chi, allora, gli forniva quella opportunità.

Le reazioni di questi giorni forniscono un buon esempio della differenza tra il platonismo imperante e la diametralmente opposta posizione libertaria.

I platonici vorrebbero che questi creduloni/incolti fossero governati da una elite di illuminati, onde evitare che facciano male a se stessi e agli altri.

Un libertario vorrebbe semplicemente che ai creduloni/incolti di cui sopra non fosse consentito, a maggioranza (relativa), di mandare al governo i venditori di fumo ai quali hanno creduto.

Il libertario non ha alcuna pretesa di governare gli altri, ma è contrario a essere governato da altri senza che lui stesso sia d'accordo.

La differenza fondamentale è quindi nel rispetto del principio di non aggressione, che guida l'orientamento di un libertario mentre è sempre violato dal platonico.

Sembra paradossale, ma è proprio chi sostiene che siamo tutti diversi ad attenersi allo stesso principio in tutte le circostanze, a differenza di quanto fatto da coloro che sostengono (non di rado con forti dosi di ipocrisia) che siamo tutti uguali.

Uguali come nella Fattoria degli animali di Orwell.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


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