mercoledì 18 ottobre 2017

Scorie - Nuova legge di bilancio, stessa ricetta di sempre




La manovra di bilancio per il 2018 deliberata dal Consiglio dei ministri contiene provvedimenti per un totale di 20,4 miliardi.

Come di consueto, la "flessibilità", ossia il maggior deficit rispetto a quanto precedentemente concordato con la Commissione europea, copre oltre metà dell'importo, ossia 10,9 miliardi. Per il resto le maggiori entrate ancora una volta saranno la parte più cospicua delle coperture (60%).

Pier Carlo Padoan ha comunque affermato che "privatizzazioni e dismissioni sono un capitolo che non è chiuso. Ci saranno decisioni che saranno rese note a tempo debito."

In realtà ogni ipotesi finora circolata consiste, come in altre circostanze, in un gioco di carte per il quale certi asset escono contabilmente dal perimetro dello Stato salvo rientrarci nella sostanza, dato che l'acquirente sarebbe la (onnipresente) Cassa Depositi e Prestiti, formalmente deconsolidata dal bilancio statale, ma controllata all'80% dal Tesoro.

Nulla di nuovo, quindi. I tagli strutturali di spesa sono per lo più un argomento di conversazione e il maggior deficit rimane l'ingrediente principale della ricetta.

Ma ogni maggior deficit oggi prefigura maggiori tasse domani.

Scorie torna (se tutto va bene) il 7 novembre.
 


martedì 17 ottobre 2017

Scorie - Igor Draghi




Riferendosi a uno studio presentato dall'ex presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, a una conferenza alla quale partecipavano entrambi, il presidente della Bce, Mario Draghi, ha affermato (in tono scherzoso, ma non troppo):

"Questo studio andrebbe tradotto nelle lingue dei 19 Paesi membri dell'area euro."

Il perché è facilmente intuibile: secondo quello studio le politiche monetarie non convenzionali non avrebbero avuto effetti collaterali. Una tesi evidentemente cara a ogni banchiere centrale, che negherebbe perfino l'evidenza pur di difendere il proprio operato.

Non può che venire alla mente Marty Feldman nei panni di Igor in "Frankenstein Junior" quando, lasciando esterrefatto Gene Wilder, afferma riferendosi alla sua schiena deformata: "Gobba? Quale gobba?"

Spesso i banchieri centrali (e coloro che ne elogiano l'operato senza se e senza ma) accostano i provvedimenti di politica monetaria a medicine somministrate dalle banche centrali ai sistemi economici.

Nel caso dei farmaci, però, sono sempre riportati gli effetti collaterali più o meno dannosi per la salute di certi pazienti che l'assunzione (a maggior ragione se in dosi elevate e per un periodo prolungato) dei farmaci stessi possono provocare.

Al contrario, secondo i banchieri centrali le politiche monetarie non produrrebbero alcun effetto collaterale. Non lo sarebbero, quindi, i tassi di interesse negativi e la compressione dei rendimenti e dei premi per il rischio che anni di tassi ufficiali a zero o sotto zero e quantitative easing hanno provocato, generando rigonfiamenti nel valore di parecchi asset finanziari e reali ben più visibili della gobba di Igor.

Parafrasando Igor, Draghi e Bernanke potrebbero dire: "Bolla? Quale bolla?"

Il problema è che questo non è un film comico e il finale potrebbe essere tragico.
 




lunedì 16 ottobre 2017

Scorie - La protezione dei depositi non si fa con i fondi di garanzia




Da alcuni giorni banchieri, economisti e politici italiani lanciano grida d'allarme per via della proposta, messa in consultazione dal meccanismo di vigilanza unico della Bce, di accelerare la svalutazione dei crediti deteriorati.
In sintesi, un credito deteriorato privo di garanzie andrebbe azzerato in due anni, mentre se assistito da garanzie l'azzeramento dovrebbe avvenire in sette anni.

Indubbiamente l'impatto per le banche italiane sarebbe superiore rispetto a quello per le banche di altri Paesi, essenzialmente per due motivi: in primo luogo, perché nell'attivo delle banche italiane ci sono più crediti che attività finanziarie, per di più essendo superiore il livello medio di crediti deteriorati; in secondo luogo, perché i tempi di recupero in Italia sono decisamente più lunghi che altrove.

Su questo ultimo aspetto la veemenza di banchieri ed economisti è inferiore, mentre i politici, che pure qualche provvedimento per ridurre i tempi biblici della giustizia civile e delle procedure concorsuali potrebbero prenderlo, non fanno alcunché di concreto.

Marco Onado, decano degli accademici ed esperti di materie bancarie e finanziarie, ha stigmatizzato anche il mancato completamento dell'unione bancaria, con una comune garanzia sui depositi. In sostanza accusa (come tanti altri) i tedeschi di non voler procedere finché non saranno ridotti i rischi negli attivi delle banche dei Paesi periferici.

Poi aggiunge:

"C'è però un problema più generale che sembra entrato in un cono d'ombra. L'assicurazione dei depositi era molto importante un tempo, quando questa era la forma di raccolta pressoché esclusiva; lo è in modo diverso oggi e soprattutto per le grandi banche, in cui i depositi sono meno della metà del totale del passivo. La Commissione aveva nominato una commissione presieduta da Erkki Liikanen che nel 2012 aveva formulato proposte di separazione dell'attività di banca commerciale (che è quella al servizio dell'economia produttiva) da quella più speculativa. Anche perché, per dirla tutta, se entrasse in crisi una delle grandi banche di investimento europee (quod dii avertant) non si vede perché gli italiani non avrebbero tutto il diritto di incupirsi a veder dirottare i propri contributi verso banchieri che hanno qualche trilione di euro di valore nozionale di derivati. Le proposte specifiche formulate dalla commissione Liikanen sono oggi datate, ma non sono state superate dalla realizzazione dell'unione bancaria, anzi. Potrebbero quindi essere aggiornate e inserite come condizione sia per rendere il sistema bancario europeo più solido e uniforme, sia per accentuare il carattere di misura di pubblica utilità dell'assicurazione dei depositi."

Personalmente resto dell'idea che l'unica vera garanzia sui depositi a vista consista nel non considerarli denari che il depositante ha prestato alla banca. Da ciò deriverebbe il divieto per la banca stessa di utilizzare quelle somme per la propria attività. Questo a prescindere dal fatto che quei soldi siano utilizzati per fare un prestito al signor Rossi (o all'azienda del Signor Rossi) o per fare trading su attività finanziarie. In sostanza, il coefficiente di riserva sui depositi a vista dovrebbe essere pari al 100%.

Ciò non risolverebbe il problema della trasformazione delle scadenze e della leva (ossia carenza di mezzi propri) nei bilanci bancari (su cui, peraltro, insistono altri provvedimenti regolamentari), ma renderebbe non necessario un fondo di garanzia sui depositi e i conseguenti sospetti reciproci di azzardo morale.

Ma evidentemente è più facile per tutti lamentarsi e gridare al complotto contro l'Italia.
 


venerdì 13 ottobre 2017

Scorie - Con criptovaluta statale cambierebbe la forma ma non la sostanza


A chi le chiedeva se i Diritti Speciali di Prelievo (DSP) potessero sostituire le attuali valute internazionali, Christine Lagarde, numero uno del Fondo Monetario Internazionale, ha risposto che "non è un'ipotesi inverosimile".

I DSP sono una moneta artificiale che dipende dal valore di un paniere delle principali monete mondiali, ossia dollaro, euro, sterlina, renminbi e yen.

Per di più Lagarde sarebbe favorevole a una sorta di trasformazione dei DSP in criptovlauta, che dovrebbe essere utilizzata nei pagamenti internazionali, realizzando il progetto Bancor proposto da Keynes ai tempi di Bretton Woods.

Nulla vieta, ovviamente, che la tecnologia blockchain sia utilizzata dal FMI per emettere una moneta sovranazionale. Il fatto è che lo sviluppo nel settore privato delle criptovalute non lo si deve all'aspetto tecnologico, bensì al fatto che quella tecnologia consente di creare strumenti a offerta non illimitata e scambiabili in forma anonima.

Indubbiamente tra la pluralità di criptovalute che si affacciano sul mercato non mancano vere e proprie truffe, e altrettanto indubbiamente oggi si tratta di strumenti utilizzati prevalentemente per fare trading invece che come mezzo di pagamento. Ma restano pur sempre uno sviluppo interessante, a mio parere.

Stati, banche centrali ed enti sovranazionali non risolvono il problema delle monete fiat semplicemente adottando una diversa tecnologia, perché se un soggetto può emettere in monopolio una quantità illimitata di moneta, nella sostanza non cambia nulla rispetto ai sistemi monetari attuali.

Anzi, le cose potrebbero perfino peggiorare, a maggior ragione se, parallelamente allo sviluppo di criptomonete statali, proseguisse la cosiddetta "lotta al contante" e iniziasse quella alle criptovalute private.