lunedì 11 dicembre 2017

Scorie - Integrazione al reddito




Giunto al termine del suo secondo mandato e avendo perso la poltrona ministeriale in Olanda, il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, è stato assunto come "consulente strategico" dal presidente del salva Stati Esm, per la modica cifra di 14.500 euro mensili.

Dijsselbloem, in Italia detestato da molti soprattutto da quando affermò che gli europei meridionali sperperano soldi in alcol e puttane, costringerà a questo punto i contribuenti dell'eurozona (puttanieri inclusi) a pagare anche questo suo emolumento "strategico".

Pare che tra le motivazioni della sua assunzione ci sia anche questa: "da quando non è ministro non ha alcun reddito".

Suppongo che (non solo) i puttanieri di cui sopra abbiano qualche perplessità sul fatto che questi soldi siano spesi bene…


giovedì 7 dicembre 2017

Scorie - Alfano non si ricandida: ce ne faremo una ragione




E' di ieri l'annuncio di Angelino Alfano di non ricandidarsi alle prossime elezioni politiche.

"Ho scelto di non candidarmi alle prossime elezioni e non farò nemmeno il ministro."

Aggiungendo il classico:

"Lascio il Parlamento, non la politica".

Solo nove mesi fa, Alfano aveva sciolto NCD, nato a fine 2013 quando Alfano, che politicamente doveva tutto a Berlusconi, decise di mettersi in proprio (molto probabilmente, al di là della retorica, per restare al governo).
Disse, tra le altre cose, lo scorso marzo:

"Il nostro slogan è: da soli ove possibile e con i riformatori ove necessario e indispensabile."

Probabilmente Alfano ha capito che, questa volta, avrebbe avuto defezioni in cabina elettorale anche da parte dei parenti più stretti.

Della sua assenza in parlamento e al governo suppongo ce ne faremo serenamente una ragione.



mercoledì 6 dicembre 2017

Scorie - Una visione di (non) lunga durata




Durante un convegno all'università Bocconi, nella quale insegna, Donato Masciandaro ha spiegato così gli attacchi dei cosiddetti populisti (ormai questa è l'etichetta affibbiata sbrigativamente e spregiativamente a tutti coloro che mettono in discussione le istituzioni e lo status quo, ancorché con punti di vista spesso diametralmente opposti tra loro):

"Primo perché sono banche; secondo perché le banche centrali sono istituzioni che hanno una visione di lunga durata mentre i populismi prediligono quella a breve e infine perché ne detestano l'autonomia sebbene questa sia garantita dai Trattati per la Bce e solo dalle leggi ordinarie per la Fed."

Che una parte dei cosiddetti populisti vorrebbe un controllo statale diretto per le banche centrali, sostanzialmente rendendole un braccio operativo del Tesoro (in definitiva, per monetizzare la spesa pubblica ogni qualvolta chi governa lo ritenesse opportuno, cioè quasi sempre), è indubbiamente vero.

Quello che mi pare del tutto discutibile, al contrario, è che le banche centrali abbiano "una visione di lunga durata". Se così fosse non manipolerebbero tassi di interesse e quantità di moneta allo scopo di evitare aggiustamenti resi necessari anche dalle loro stesse azioni espansive passate.

Perché la politica monetaria espansiva, quella preferita dai banchieri centrali e da chi ne tesse le lodi incondizionatamente, guarda piuttosto al breve periodo. Aiuta a calciare avanti il barattolo senza affrontare i problemi.

Se questa è una visione di lunga durata…


martedì 5 dicembre 2017

Scorie - Criptostupidaggini




Come è noto, il Venezuela versa da tempo in condizioni disastrose tanto dal punto di vista economico, quanto da quello umanitario. Il tutto non ha molta eco in Europa, perché per tanti sarebbe poi inevitabile ammettere che l'ennesimo esperimento socialista ha fatto disastri, come tutti i precedenti.

Alle prese da anni con l'iperinflazione, il presidente Nicolas Maduro ha fatto questo annuncio:

"Il Venezuela introdurrà un nuovo sistema di criptovalute, il Petro. L'obiettivo è l'acquisizione di maggiore sovranità monetaria e procedere alle transazioni finanziarie nonostante il blocco finanziario."

Il tutto perché, secondo Maduro lo stato fallimentare del Venezuela sarebbe dovuto alla cospirazione internazionale guidata dagli Stati Uniti.

Quello che dovrebbe però essere evidente è che non conta tanto la tecnologia che si utilizza per emettere una moneta, quanto il fatto che quella moneta sia fiat oppure no. Il Petro, che Maduro pare vorrebbe emettere con copertura da parte delle riserve di petrolio e gas, potrebbe in teoria avere un senso, dato che tali riserve, per quanto significative, non sono infinite.

Il problema è che l'emittente sarebbe sempre la banca centrale venezuelana, ossia lo Stato. La cui affidabilità in quanto a contenimento della creazione di moneta lo si può vedere dall'andamento del Bolivar.

In definitiva, l'ennesima stupidaggine uscita dalla bocca dell'ex conducente di autobus che ha preso il posto di Chavez.


lunedì 4 dicembre 2017

Scorie - Gli elogi degli smemorati




Come è noto, a partire da febbraio 2018 Janet Yellen non sarà più presidente della Federal Reserve, per volontà di Donald Trump, che ha preferito non rinnovarle il mandato. In questi giorni si sprecano gli elogi nei confronti di Yellen.

Si prenda, per esempio, Marco Valsania sul sole 24 Ore:

"A parlare, per Yellen, sono però oggi anzitutto le cifre: raccontano di un'espansione con sfide ancora aperte, diseguaglianza e bassi salari, ma tra le più longeve della storia, fuori dalle secche di crisi e venata di crescente ottimismo."

Già ai tempi in cui lasciò l'incarico Alan Greenspan, dopo essere stato presidente della Fed per quasi due decenni, quasi nessuno osava criticare il "Maestro". Pochi anni dopo, a scoppio della bolla avvenuto, Greenspan cadde dalle stelle alle stalle.

Da chi aveva messo in evidenza i rischi delle politiche monetarie accomodanti della Fed sotto la sua guida, la riconsiderazione sui meriti di Greenspan fu accolta con una sorta di "meglio tardi che mai".

Considerando che non sono passati dei secoli, credo sarebbe opportuno essere più parchi di elogi nei confronti di Yellen, perché, assieme al predecessore Bernanke, ha posto le basi per una crisi di dimensioni potenzialmente maggiori di quella di dieci anni fa.

Non mi stupirei se tra qualche anno anche i giudizi su Yellen peggiorassero.


venerdì 1 dicembre 2017

Scorie - L'Europa finirà male?




Intervistato da Milena Gabanelli sul Corriere della Sera, il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha affermato, tra le altre cose:

"L'eliminazione dello spread è uno strumento ma non l'obiettivo, se vogliamo aiutare i cittadini e avere un'Europa competitiva bisogna cambiare le regole per arrivare all'unione bancaria, all'armonizzazione fiscale."
Ed ecco come raggiungere l'armonizzazione fiscale:

"Bisogna fare pressioni e continuare con le sanzioni contro gli aiuti di Stato, in modo da rendere non più conveniente una tassazione troppo bassa, altrimenti l'Europa finirà male."

In realtà lo spread ha una sua giustificazione nella maggiore probabilità di insolvenza che gli investitori, mediamente, attribuiscono ai Paesi con i conti pubblici più scassati rispetto a quelli della Germania. La sua eliminazione potrebbe avvenire solo mutualizzando i debiti pubblici o modificando lo statuto della Bce per rendere obbligatoria (anziché proibita) la monetizzazione dei debiti pubblici.

Cosa che in realtà sta avvenendo in via indiretta tramite il Qe, che ha già tolto dal mercato oltre un quinto dei debiti pubblici dell'area euro. Lo spread persiste perché il Qe è proporzionale alle quote di partecipazione dei singoli Paesi al capitale della Bce, quindi i più comprati sono i titoli tedeschi. Con sommo rammarico di chi vorrebbe vedere azzerato lo spread. Non a caso costoro puntano alla mutualizzazione, cosa che credo non otterranno mai, tranne in caso di profonda crisi tedesca.

Per quanto riguarda l'armonizzazione fiscale, che altro non sarebbe che l'eliminazione della (peraltro non elevata) concorrenza tra sistemi fiscali, Tajani, che in Italia passa per liberale e milita da sempre nel partito di quel signore che dal 1994 a oggi continua a promettere una riduzione di tasse mai concretizzatasi, fa capire in cosa consisterebbe: nel livellamento della tassazione verso l'alto.

E quando afferma: "altrimenti l'Europa finirà male", mi viene il sospetto che si tratti di un lapsus. In effetti per mantenere il sempre maggior numero di consumatori di tasse che stazionano tra Bruxelles e Strasburgo è essenziale che la tassazione non sia bassa.

Ma con l'armonizzazione voluta da questi signori prima o poi finiranno male gli europei che mantengono il baraccone. Quindi non è detto che l'Europa non finisca comunque male.


giovedì 30 novembre 2017

Scorie - Non è equa e giusta neppure la web tax




Parlando di uno dei temi caldi di questi tempi in ambito fiscale, la cosiddetta web tax, Marghrete Vesteger, commissario europeo per la concorrenza, ha insistito sulla necessità di arrivare a una soluzione comune europea.

A parole, chi sostiene l'introduzione della web tax (anche non nella demenziale versione che pare sarà introdotta in Italia nel 2019) afferma che ciò consentirebbe di far pagare "il giusto" alle grandi multinazionali dell'e-commerce. Con ogni probabilità, invece, ciò finirebbe col penalizzare le aziende meno grandi e globali, oltre ad aumentare i prezzi per i consumatori, sui quali verrebbe traslato almeno in parte l'onere fiscale.

Tra le altre cose, Vestagher ha detto che occorre fare attenzione a non tassare profitti non realizzati in un certo Stato, "per evitare di chiedere quello che non ci spetta e creare una situazione di equità per tutti."

Come sempre in questi casi, le affermazioni di Vestagher si basano sui presupposti che lo Stato abbia un diritto a tassare, e che la tassazione possa essere equa. Ancorché questi due presupposti siano raramente messi in discussione, tanto che chi basa su di essi le sue argomentazioni non ritiene neppure necessario giustificarli, sono entrambi forme di violazione del principio di non aggressione.

Il diritto a tassare dello Stato equivale al diritto a violare la proprietà privata mediante la minaccia dell'uso della forza. In uno scambio, quale è la tassazione, nel quale una parte è obbligata dall'altra senza mai aver espresso volontarietà, peraltro spesso senza ricevere nulla in cambio, ancorché non richiesto, è del tutto falso che il beneficiario ottenga ciò che "gli spetta".

Per questo motivo parlare di equità in merito alla tassazione è del tutto fuori luogo. La tassazione è redistribuzione e non può mai essere equa, essendo nella migliore delle ipotesi a somma zero. Né può essere giusta, essendo coercitiva.

Non mettere in discussione i presupposti sui cui basano le loro affermazioni i tassatori di questo mondo significa riconoscere allo Stato il diritto di appropriarsi della totalità delle proprietà dei soggetti tassati. Seguendo quella logica lo Stato sarebbe "buono" nel non prendersi l'intera torta.

Dato che ciò appare assurdo anche a chi ritiene giusta la tassazione, sarebbe bene riflettere e non dare per scontati certi presupposti. I libertari non sono eccentrici sognatori; al contrario, hanno deciso di aprire gli occhi su argomenti nei quali prevale il sonno della ragione.