venerdì 25 maggio 2018

Scorie - CEI (Comunismo episcopale italiano)

 
Parlando come un comunista qualsiasi (per esempio della recente versione di Potere al popolo), il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinal Gualtiero Bassetti, ha bocciato l'ipotesi di flat tax, e non certo facendo riferimento alle mancate coperture. Aggiungendo poi:
 
"Ci sia una maggiore tassazione sulle attività speculative, si cominci da lì."
 
Capisco che Bassetti debba allinearsi alla linea del suo capo, al quale non è bastato vivere fino alla soglia degli ottant'anni in un Paese che, al pari di altri Stati confinanti, ha mostrato il triste fallimento del socialismo in qualsiasi sua forma. Né dubito che non gli costi particolare disagio farlo. Da libertario, gli riconosco anche il diritto di esprimere il proprio parere, ovviamente non condividendolo.
 
Resta il fatto che se invece di occuparsi di economia e tasse da far pagare ad altri, i vertici del clero si occupassero di religione (il loro core business), troverei la cosa appropriate.
 
La regola aurea è "fai agli altri quello che vorresti gli altri facessero a te". Da libertario preferisco di gran lunga, in quanto più vicina al principio di non aggressione, la regola d'argento, ossia "non fare agli altri quello che non vorresti gli altri facessero a te" (sul punto è interessante leggere Nassim Taleb in "Skin in The Game").
 
A giudicare dall'approccio della Chiesa nei confronti della tassazione a suo carico in territorio italiano, direi che anche l'applicazione della regola aurea dovrebbe sconsigliare a Bassetti di invocare la tassazione altrui.

giovedì 24 maggio 2018

Scorie - Non tecnico, ma esperto




Quando per mesi si è ripetuto a pappagallo che mai e poi mai si sarebbe appoggiato un presidente del Consiglio non politico, diventa difficile difendere la scelta di un professore universitario che non risulta avere  precedenti esperienze in cariche politiche.

Per questo si rischia di cadere nel ridicolo. Come accade al capogruppo del M5S al Senato, Danilo Toninelli, il quale, riferendosi a Giuseppe Conte, indicato da Di Maio e Salvini al presidente della Repubblica per il ruolo di presidente del Consiglio, ha affermato:

"Il professor Giuseppe Conte, oltre a essere un docente ordinario di diritto privato è una persona che io conosco, che il Movimento Cinque Stelle conosce. Non lo abbiamo tirato fuori dal cilindro 48 ore prima come venne fatto con Monti. Non è un tecnico, è un esperto che ha messo la faccia senza chiedere niente."

Prendo atto che lui e il M5S conoscono Conte. Non dovrebbe essere strano, ma ormai non bisogna dare nulla per scontato.

Però la distinzione tra "tecnico" ed "esperto" è abbastanza ridicola. A rigor di logica, tra l'altro, non so quanto la sua "esperienza" possa essergli utile nel ruolo di presidente del Consiglio che deve riportare al duo Di Maio-Salvini.

Questa, però, è roba da ridere. E' il resto che fa piangere…
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


mercoledì 23 maggio 2018

Scorie - Peggio che errare è non imparare nulla dagli errori compiuti




Donato Masciandaro, professore alla Bocconi ed editorialista sul Sole 24Ore devoto di Mario Draghi (del quale osanna ogni cosa detta o fatta), ha scritto un articolo che a me è sembrato grottesco.

Ecco l'esordio.

"In una fase di ripresa economica, l'instabilità finanziaria è come una brace sotto la cenere; la sua reale pericolosità può essere molto maggiore di quella percepita. Per cui qualunque shock di incertezza – come può essere la situazione politica dell'Italia, con il suo debito – diventa un pericoloso fiammifero."

Fin qui, nulla da eccepire. Poi viene il bello, se così lo si vuole definire.

"L'Unione europea deve perciò decidere se essere sabbia – disegnando subito le relative politiche di riduzione e distribuzione dei rischi – o benzina, continuando a non far nulla. Ieri Mario Draghi è tornato a far sentire la voce della Bce sul tema della necessità di tutelare i Paesi membri dell'Unione da nuovi rischi di instabilità finanziaria. L'Europa deve promuovere, oltre a una maggiore integrazione economica, anche una maggiore stabilità finanziaria, completando i suoi pilastri dell'unione bancaria e dei mercati dei capitali. Ogni ritardo accresce il rischio finanziario sistemico, o dell'eccesso di debito."

Al di là delle opinioni su cosa debba (o non debba) fare l'Unione europea, lo stallo è dovuto alla sostanziale mancanza di fiducia reciproca tra i Paesi aderenti. Da una parte, chi corre il rischio di pagare il conto di altri vuole che prima della condivisione venga la riduzione; dall'altra si chiede l'opposto.

Masciandaro sembra però non trovare nulla da eccepire nell'attività della Bce.

In merito alla crisi:

"L'analisi scientifica dei rischi finanziari si era cullata in una doppia illusione: calcolare il rischio a livello di singola banca, mercato o strumento equivale a tenere sotto controllo il rischio a livello aggregato; l'eccesso di assunzione di rischio può essere evitato sempre e comunque con una regolamentazione prudenziale."

Si noti che lo stesso Draghi, a fronte delle critiche alle politiche monetarie ultraespansive, ha ripetuto fino alla nausea che per contenere i rischi di instabilità si devono usare (e sono sufficienti) i provvedimenti macroprudenziali.
"Crollata sotto i colpi della Crisi la doppia illusione, si è iniziato a studiare il rischio sistemico sotto una nuova luce, cercando di identificarne le caratteristiche, al fine di disegnare le opportune politiche in termini di prevenzione e di gestione. La ricerca economica ha fatto qualche passo, di cui almeno uno è fondamentale: il rischio sistemico germoglia nella fase positiva del ciclo economico. Come è quella che stiamo vivendo. Il meccanismo è semplice: durante le fasi espansive, tende a crearsi un eccesso di debito, che può essere privato o pubblico, o un intreccio tra i due. Anche questo fenomeno è stato ricordato per l'Unione da Draghi. L'eccesso di debito crea distorsioni nell'allocazione delle risorse: ricevono fondi soggetti che non li meritano; chiamiamoli debitori zombie, siano esse imprese, famiglie o governanti. In aggregato, il rischio sistemico tende ad aumentare. Ma c'è di più: l'aumento è occulto, non viene percepito. Le ragioni sono molteplici, integrate tra loro: perché il rischio sistemico è difficile da stimare, quindi da prevenire. Inoltre, forse soprattutto, ci sono le ragioni politiche. Mettere in luce la relazione tra ciclo economico favorevole e creazione di rischio sistemico significa spegnere la musica durante una festa. Infatti occorrerebbe mettere in atto politiche cosiddette anticicliche, che significa più semplicemente prudenti. Le politiche prudenti possono non piacere alle banche e alla finanza in generale, che vivono di debito. Ma possono non piacere alla politica, soprattutto dove l'eccesso di debito si è già accumulato nel settore pubblico, come nel caso dell'Italia. Ma i nodi prima o poi vengono al pettine: l'eccesso di debito può divenire come braci nascoste sotto la cenere. A quel punto, il fiammifero deflagrante può essere rappresentato da qualunque shock di incertezza, inclusa l'attuale situazione del nostro Paese."

Questa è la parte grottesca. In primo luogo, non è una scoperta recente la dinamica del ciclo economico descritta da Masciandaro. Gli economisti di scuola Austriaca ne hanno spiegato le cause e le conseguenze da un secolo. Perfino da parte keynesiana, gli studi di Hyman Minsky risalgono agli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso.

Risulta fondamentale il fatto che, alla base dell'accumulazione di debito, vi sono le politiche monetarie espansive. Queste sono la vera benzina nel motore della formazione di un eccesso di debito e della allocazione distorta delle risorse.

Come non individuare neppure un minimo punto di contatto tra la riduzione dei tassi di interesse, il Qe, le TLTRO2 e la crescita del debito?

Come non rendersi conto che tassi di interesse artificialmente bassi rendono apparentemente sostenibile una quantità di debito più alta, salvo poi generare default a catena in una fase di rialzo?

Perché è indubbiamente vero che "i nodi prima o poi vengono al pettine".

Ma per Masciandaro non va messa in dubbio la politica monetaria. Al contrario:

"L'Europa sarà sabbia se proseguirà il cammino verso l'Unione bancaria e dei mercati dei capitali, senza aspettare la prossima crisi finanziaria."

Peggio che errare è non imparare nulla dagli errori compiuti.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


martedì 22 maggio 2018

Scorie - L'esperta




Nonostante siano ormai da oltre due mesi al centro permanente dell'attenzione e, quindi, le loro esternazioni siano costantemente riprese e rilanciate da tutti i mezzi di informazione, faccio ancora fatica ad abituarmi all'idea che ogni volta che cambia la maggioranza di governo devo attendermi un peggioramento. Non c'è nulla di scientifico in questo, ma si tratta di un'euristica ahimè piuttosto efficace.

Prendete Laura Castelli, considerata una "esperta" di questioni economiche all'interno del M5S e convinta evidentemente di esserlo, tanto che mi capitò di assistere a una puntata di un talk show ben prima delle elezioni durante la quale questa giovane deputata spiegava a un attonito Carlo Cottarelli che lei, in quanto esperta, era certa di poter finanziare senza problemi il reddito di cittadinanza. Per inciso, l'idea (copyright del probabile ministro Andrea Roventini) era quella che, aumentando gli iscritti alle liste di collocamento, ci sarebbe stato un aumento dell'output gap, quindi sarebbe stato consentito all'Italia di fare più deficit, col quale finanziare il reddito di cittadinanza.

Il tempo passa e Castelli continua a sfornare perle dello stesso genere, cosa che, peraltro, non mi stupisce affatto. Per esempio, dove trovare i soldi per finanziare tutta la spesa messa in preventivo (e neppure adeguatamente stimata?)

"La Banca dovrebbe partire con una dotazione iniziale di 10 miliardi. Parliamo di investimenti ad alto moltiplicatore: tre euro per ogni euro investito. Il reddito di cittadinanza vale 17 miliardi e gran parte andrà al Sud per reinserire soprattutto i giovani. Altri cinque miliardi saranno stanziati per le politiche familiari. E al Sud la misura sarà rilevante."

Si tratta della famosa (o famigerata) Banca degli investimenti, che dovrebbe render possibile una moltiplicazione dei pani e dei pesci tale da indurre a vergognarsi perfino il keynesiano più spudorato.

Quanto agli investimenti miracolosi, sarebbero "altamente produttivi e in settori che sono molto vicini alle necessità del Meridione. Le bonifiche necessarie per le riconversioni industriali, penso a Ilva ma anche alla Terra dei Fuochi; la rete elettrica, anche nei trasporti; infrastrutture strategiche: rete portuali, retroporti e reti ferroviarie."

Se chiudo gli occhi, vedo il debito pubblico lievitare, e anche le tasse future. E non è un bel vedere.

L'intervistatore chiede a Castelli come mai nell'ultima versione del contratto di governo sia scomparsa la copertura di 17 miliardi prevista per il reddito di cittadinanza. Ecco la risposta.

"Abbiamo preferito non indicare una cifra perché la misura potrebbe costare meno: siamo convinti che una volta che entreremo nei ministeri troveremo molte più risorse."

Come no: arrivano loro ai ministeri e trovano tesoretti nascosti nei cassetti, che i parsimoniosi ministri precedenti avevano accumulato. Ci sarebbe da ridere se non fosse la dimostrazione di un disarmante dilettantismo.

E se le tre proposte di lavoro in due anni non arrivano, che si fa del reddito di cittadinanza?

"La sfida è proprio questa: un governo che crea posti di lavoro con investimenti e che dimostra che il reddito di cittadinanza è strumento a corollario di una ripresa economica e di una visione lungimirante di riconversione di alcuni settori industriali. Bisogna capovolgere l'ordine dei fattori: non più partire dalla nomenklatura del Sud. Ed è chiaro che di bonifiche, porti e treni ne ha bisogno soprattutto il Sud."

E' tutto chiaro. Qui mancano perfino le basi dell'aritmetica, dato che all'esperta pentastellata sfugge che, per la proprietà commutativa, cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia.

Vorrei che fosse solo un brutto sogno…

 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


lunedì 21 maggio 2018

Scorie - Flatulenze




Il punto numero 8 del contratto tra M5S e Lega è dedicato a debito pubblico e deficit. Ecco l'inizio:

"L'azione del Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico non già per mezzo di interventi basati su tasse e austerità – politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo – bensì per il tramite della crescita del PIL, da ottenersi con un rilancio sia della domanda interna dal lato degli investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostengo del potere di acquisto delle famiglie, sia della domanda estera, creando condizioni favorevoli alle esportazioni."

La mia posizione su questo esercizio di keynesismo sgangherato dovrebbe essere ben nota. Piuttosto mi chiedo come facciano i tanti keynesiani italiani che guardano con disgusto a questo "contratto" e ai loro estensori a criticare queste parole.

Andiamo avanti.

"Al fine di consolidare la crescita e lo sviluppo del Paese riteniamo prioritario indurre la Commissione europea allo scorporo degli investimenti pubblici produttivi dal deficit corrente in bilancio, come annunciato più volte dalla medesima Commissione, ma mai effettivamente e completamente applicato."

Questo è un cavallo di battaglia di quasi tutti quelli che chiedono periodicamente il voto agli elettori. Anche in questo caso, la mia posizione è nota: un investimento deve essere finanziato, e se è finanziato a debito, non ha senso fare finta che non lo sia.

Ma la posizione libertaria non è quella che va per la maggiore in Italia.

"Per quanto riguarda le politiche sul deficit si prevede, attraverso la ridiscussione dei Trattati dell'UE e del quadro normativo principale a livello europeo, una programmazione pluriennale volta ad assicurare il finanziamento delle proposte oggetto del presente contratto attraverso il recupero di risorse derivanti dal taglio agli sprechi, la gestione del debito e un appropriato e limitato ricorso al deficit."

Anche questa è una sciocchezza dal mio punto di vista. Però sembra copiata dai proclami renziani nel suo libro "Avanti". Capisco che adesso Renzi sia considerato un appestato, ma non era trattato così dai giornaloni che oggi gridano allo scandalo per questo "contratto".

"Intendiamo inoltre pervenire, come evidenziato dalla Corte dei Conti, a una massima trasparenza sulle operazioni in derivati effettuate dagli organi dello Stato e enti locali limitandole a quelle aventi lo scopo di migliorare la spesa legata agli strumenti di indebitamento."

La formula è infelice. In fin dei conti anche le vendite di swaption erano mirate a "migliorare la spesa legata agli strumenti di indebitamento."

Un derivato può essere usato per coprire un rischio oppure per cercare opportunità di guadagno. Può avere senso che si limiti l'utilizzo da parte del Tesoro alla copertura dei rischi di tasso o cambio, ma poi non ci si scandalizzi se i derivati hanno mark to market negativo, perché se mi copro dal rischio di un aumento dei tassi di interesse e questi scendono, è evidente che il mark to market del derivato è negativo. Ma questo compensa il beneficio sulla posta coperta. Credo, però, che prima di parlare di derivati ci siano molte altre questioni di finanza che sfuggono a questi signori.

In definitiva, per quanto io abbia posizioni molto critiche e su talune questioni agli antipodi rispetto a M5S e Lega, descriverei lo sconcerto di questi giorni nei seguenti termini, se mi si passa una metafora un po' grezza: questi buzzurri è come se fossero saliti su un treno prendendo posto in una carrozza piena di gente elegante, che però sta silenziosamente ammorbando l'aria con flatulenze a ripetizione. Silenziosamente, senza farsi notare. Questi arrivano con aspetto molto meno distinto e per di più le fanno rumorose. La sostanza è la stessa, la forma no.

E capita spesso che alla forma sia dato più peso che alla sostanza.
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


venerdì 18 maggio 2018

Scorie - Ma quale risanamento!




A proposito della bozza di contratto di governo gialloverde, la parlamentare del M5S Laura Castelli, che ha partecipato al tavolo negoziale, ha affermato:

"Ci sono tanti capitoli di recupero. Andremo a fare un risanamento dei derivati che è una di quelle voci all'interno del bilancio dello Stato che abbiamo trovato secretata in questi anni."

Già dai termini che utilizza dimostra di non avere grande dimestichezza con la materia, il che rappresenterebbe una regresso (peraltro prevedibile) rispetto alla già non entusiasmante performance del Tesoro in questi anni.
Solo che chi ha gestito la materia finora potrà avere utilizzato gli strumenti non esclusivamente per finalità di copertura, sapendo però cosa maneggiava.

Chi parla come Castelli rischia di maneggiare cose che non conosce a sufficienza (o che non conosce e basta). E tanto per essere chiari, l'unico modo di "risanare" un derivato a mark to market negativo è pagare alla controparte il mark to market stesso e chiudere la posizione. Le ristrutturazioni, infatti, di solito peggiorano le cose, perché una perdita non si riduce con la bacchetta magica. Né si può pensare a stupide forme di "autotutela" alla Marchese del Grillo, perché sono contratti regolati dalla legge inglese.

Avanti con la rivoluzione…
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".


giovedì 17 maggio 2018

Scorie - Maduro, l'esempio economico dei rivoluzionari gialloverdi




A pochi giorni dalle elezioni presidenziali in Venezuela, Nicolas Maduro, che punta a essere rieletto, ha dichiarato che l'inflazione è "indotta da un attacco contro il nostro sistema cambiario".

Nega, tra l'altro, che la crescita dei prezzi al consumo abbia raggiunto livelli da iperinflazione, accusando il Fondo Monetario Internazionale di ordire ai danni del Paese e del socialismo del XXI secolo.

Stando a Roberto Da Rin del Sole 24Ore, però:

"L'unico fatto certo è che per comperare un (introvabile) rotolo di carta igienica bisogna riempire di bolivares un carrellino della spesa. Il cambio, variabile ogni minuto, non è più controllabile; la spirale svalutazione-inflazione, pare inarrestabile. I prezzi delle poche merci disponibili nei supermercati aumentano mentre si è in coda per acquistarle".

Maduro nega anche che i venezuelani stiano cercando in gran numero di trovare riparo nei Paesi confinante, soprattutto in Colombia.

Insomma: se le cose non vanno bene o non è vero, oppure è colpa di una cospirazione. Chissà perché sento che questo ritornello accomunerebbe Maduro ai nostri probabili prossimi governanti, che già hanno cominciato a usare i social network per prendersela con la spekulazione, come se creare ricchezza indebitandosi fosse possibile.

Magra consolazione, però, vedere che in Venezuela stanno peggio...
 "Se io domenica mattina vado a votare - ha sottolineato il Cardinale- è perché sono convinto che esista un bene comune che riguarda te, riguarda tutti noi. Siamo un 'noi' di cui dobbiamo tenere conto. E mi fa paura, invece, questo atteggiamento individualistico, in fondo, di non scegliere. E, poi, quante nazioni ci sono nel mondo dove non si vota, dove c'è una testa che ha già pensato tutto... In fondo noi viviamo in una democrazia... E' un valore aggiunto anche la democrazia. In democrazia senti cose dritte, senti cose storte, senti cose che condividi e non condividi... Certamente tutti abbiamo il dovere di informarci, di farci una coscienza. Il voto è esprimere un giudizio".